Tendinopatia Calcifica della Spalla: Aspetti Clinici, Diagnostici e Terapeutici

La tendinopatia calcifica è una patologia degenerativa caratterizzata dalla formazione di depositi di sali di calcio all’interno dei tendini, più frequentemente a livello della cuffia dei rotatori della spalla. Sebbene la spalla rappresenti la sede più comune, la patologia può interessare anche altri distretti tendinei dell’organismo.
Si tratta di una condizione non traumatica, spesso legata a una predisposizione costituzionale e a fenomeni degenerativi del tessuto tendineo. In molti casi la malattia può rimanere asintomatica per lungo tempo, mentre in altri può manifestarsi con episodi improvvisi di dolore molto intenso, talvolta così severo da richiedere l’accesso al pronto soccorso.
Epidemiologia della tendinopatia calcifica
La tendinopatia calcifica colpisce prevalentemente il sesso femminile, con un rapporto donne/uomini di circa 2:1. L’età di maggiore incidenza è compresa tra 35 e 65 anni, periodo della vita in cui il tessuto tendineo è più esposto a fenomeni degenerativi.
La patologia può interessare una sola spalla oppure entrambe, e in alcuni casi può presentarsi in forma bilaterale, anche se con sintomatologia diversa tra i due lati.
Cause e fattori di rischio
Contrariamente a quanto spesso si pensa, la tendinopatia calcifica non è causata da un eccessivo consumo di calcio nella dieta. I depositi calcifici sono invece il risultato di processi biologici complessi che avvengono all’interno del tendine.
Tra i principali fattori coinvolti si riconoscono una predisposizione genetica, alterazioni della vascolarizzazione del tendine, microprocessi degenerativi cellulari e fenomeni di metaplasia fibrocartilaginea che favoriscono il progressivo deposito di calcio.
È importante sottolineare che l’apporto alimentare di calcio non deve essere ridotto, poiché un adeguato apporto (circa 1 grammo al giorno) è fondamentale per la salute dell’osso, soprattutto nelle donne in post-menopausa e negli anziani, categorie maggiormente a rischio di osteoporosi.
Evoluzione e fasi della malattia
La tendinopatia calcifica può evolvere attraverso diverse fasi cliniche. Nella fase acuta il paziente avverte un dolore improvviso e molto intenso, che può durare fino a circa due settimane. La fase subacuta è caratterizzata da un dolore persistente che può protrarsi per tre o quattro settimane. Quando la sintomatologia supera le quattro settimane si parla di forma cronica, spesso caratterizzata da dolore intermittente e limitazione funzionale variabile.
Dal punto di vista biologico, i depositi calcifici attraversano fasi di formazione, maturazione e riassorbimento, durante le quali possono cambiare consistenza e comportamento clinico.
Sintomi della tendinopatia calcifica della spalla
In molti casi la patologia è completamente asintomatica e viene scoperta casualmente durante esami radiografici eseguiti per altri motivi.
Quando invece diventa sintomatica, la tendinopatia calcifica può provocare dolore acuto e severo alla spalla, spesso accompagnato da una marcata limitazione dei movimenti. Il dolore può irradiarsi verso il braccio o il collo e tende ad aumentare durante i movimenti di elevazione dell’arto.
La contrattura muscolare antalgica può rendere difficile anche semplici attività quotidiane come vestirsi o sollevare il braccio. In alcuni casi può svilupparsi una borsite sottoacromiale, cioè un’infiammazione della borsa sierosa della spalla causata dall’irritazione del deposito calcifico.
Generalmente esiste una correlazione tra dimensione della calcificazione e intensità del dolore, soprattutto quando il deposito supera 1 centimetro di diametro.
Tipologia dei depositi calcifici
I depositi di calcio all’interno del tendine possono presentare caratteristiche diverse. Alcune calcificazioni sono solide e compatte, simili al calcare, e tendono a persistere nel tempo con scarsa probabilità di riassorbimento spontaneo.
Altre calcificazioni hanno invece una consistenza fluida o cristallina, spesso descritta come simile a una “pasta di dentifricio”. Queste rappresentano generalmente una fase evolutiva della malattia in cui il deposito è più facilmente riassorbibile o trattabile.
Nei casi più avanzati la presenza prolungata del deposito può determinare erosione del tessuto tendineo e, in situazioni più gravi, contribuire alla rottura della cuffia dei rotatori.
Diagnosi
La diagnosi della tendinopatia calcifica si basa su una valutazione clinica ortopedica associata a esami strumentali.
La radiografia della spalla in tre proiezioni rappresenta l’esame di primo livello, poiché consente di individuare con precisione la presenza, la dimensione e la localizzazione della calcificazione.
L’ecografia muscolo-tendinea è molto utile per valutare la morfologia del deposito e lo stato dei tendini della cuffia dei rotatori. Permette inoltre di distinguere tra calcificazioni solide e fluide.
La risonanza magnetica (RMN) viene generalmente richiesta quando si sospettano lesioni tendinee associate, come rotture parziali o complete della cuffia dei rotatori.
Trattamento della tendinopatia calcifica
Il trattamento dipende dall’intensità dei sintomi, dalle dimensioni della calcificazione e dalla risposta alle terapie conservative.
Nella fase acuta il primo approccio prevede riposo funzionale della spalla, eventuale utilizzo di un tutore di sospensione dell’arto, applicazioni di ghiaccio e terapia farmacologica con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o corticosteroidi, talvolta anche tramite infiltrazioni locali.
Tra i trattamenti non invasivi più efficaci rientrano le onde d’urto extracorporee, una terapia che favorisce la frammentazione dei depositi calcifici e ne facilita il riassorbimento. A questo si associa un programma riabilitativo personalizzato finalizzato al recupero della mobilità articolare e al rinforzo della muscolatura della spalla.
Quando è necessario l’intervento chirurgico
L’intervento chirurgico viene preso in considerazione nei casi in cui il dolore diventa cronico e resistente alle terapie conservative, oppure quando la calcificazione è di grandi dimensioni (superiore a 1 cm) o provoca episodi ricorrenti di dolore acuto.
La tecnica chirurgica più utilizzata è l’artroscopia di spalla, una procedura mini-invasiva che consente di rimuovere selettivamente il deposito calcifico e, se necessario, di riparare eventuali lesioni della cuffia dei rotatori mediante l’utilizzo di ancore riassorbibili (soft anchor).
L’intervento viene generalmente eseguito in day hospital con anestesia loco-regionale, permettendo al paziente di tornare a casa lo stesso giorno.
Prognosi
La prognosi della tendinopatia calcifica è generalmente favorevole. Le calcificazioni di consistenza fluida hanno una elevata probabilità di riassorbimento spontaneo o di successo terapeutico.
Le forme croniche con depositi solidi, se non trattate adeguatamente, possono invece portare nel tempo a danni tendinei permanenti o a degenerazione della cuffia dei rotatori.
Per questo motivo è fondamentale una valutazione ortopedica specialistica, che permetta di definire il trattamento più adatto in base alle caratteristiche della calcificazione e alle esigenze del paziente.
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