Frattura dello Scafoide: Tutto Quello che Devi Sapere

La frattura dello scafoide rappresenta oltre il 60% delle fratture dell’osso carpale, l’11% di tutte le fratture della mano e circa il 2% di tutte le fratture in generale. Colpisce prevalentemente giovani e adulti attivi, con una maggiore incidenza nei ragazzi di sesso maschile tra i 15 e i 29 anni, a causa del coinvolgimento in attività sportive ad alto rischio di trauma, come calcio, skateboard o arti marziali. Nelle ragazze, l’incidenza maggiore si osserva tra i 10 e i 14 anni, generalmente legata all’attività sportiva.
Anatomia dello scafoide
Lo scafoide, noto anche come osso “navicolare”, è uno dei sei ossicini che compongono il carpo, ossia la parte della mano che collega il polso al radio. Ha una forma irregolare simile a un fagiolo e si trova tra il pollice e il radio. La sua posizione può essere individuata nella cosiddetta tabacchiera anatomica, l’area visibile quando si estende il pollice in posizione di “autostop” o nel gesto “ok”. Qui, palpando tra i tendini del pollice, si individua la sede dello scafoide.
Cause e caratteristiche della frattura
Le fratture dello scafoide si verificano solitamente in seguito a cadute sulla mano con il pollice esteso o a traumi diretti sul polso. Circa il 70% delle fratture interessa la parte centrale dello scafoide, il 20% il polo distale e il 5-10% il polo prossimale.
I sintomi tipici includono dolore e gonfiore localizzati nella tabacchiera anatomica, riduzione del movimento del polso e dolore alla palpazione del tubercolo dello scafoide. Il dolore può aumentare con la deviazione ulnare del polso o con il test di compressione dello scafoide. La diagnosi clinica da sola non è sufficiente: spesso è necessario eseguire esami strumentali, come radiografie, tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RMN), che consentono di confermare la frattura in circa il 70-90% dei casi.
Rischi della frattura dello scafoide
Una caratteristica particolare dello scafoide è la sua vascolarizzazione retrograda, che porta il sangue soprattutto dalla parte distale verso quella prossimale. In caso di frattura del polo prossimale, l’apporto di sangue può essere insufficiente, aumentando il rischio di mancata consolidazione, pseudoartrosi o necrosi ossea. La pseudoartrosi si verifica quando i frammenti ossei non si saldano correttamente, causando instabilità, dolore e limitazione funzionale della mano.
Trattamento della frattura dello scafoide
Il trattamento può essere conservativo o chirurgico, a seconda della posizione della frattura, della sua gravità e delle esigenze funzionali del paziente.
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Trattamento conservativo: prevede l’immobilizzazione del polso con gesso o tutore per un periodo variabile da settimane a mesi, seguita da fisioterapia per ripristinare forza, mobilità e funzionalità articolare.
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Trattamento chirurgico: indicato in caso di fratture scomposte, del polo prossimale, pseudoartrosi o necessità di ripresa rapida delle attività sportive o lavorative. L’intervento può prevedere l’uso di viti o innesti ossei per stabilizzare la frattura e favorire la vascolarizzazione.
Riabilitazione e fisioterapia
La fisioterapia è fondamentale per il recupero completo del polso e della mano, sia dopo la rimozione del gesso sia dopo intervento chirurgico. Il percorso riabilitativo si articola in più fasi:
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Riduzione dell’edema e dell’infiammazione: tramite terapie fisiche strumentali come tecarterapia, laser ad alta potenza e magnetoterapia, che favoriscono la formazione del callo osseo e la rigenerazione dei tessuti.
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Recupero funzionale e mobilità articolare: esercizi mirati di mobilizzazione attiva e passiva del polso e delle articolazioni interfalangee, stretching e mobilizzazione del pollice.
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Rinforzo muscolare: esercizi specifici per i muscoli epicondiloidei, epitrocleari e intrinseci della mano, utilizzando elastici e attrezzi dedicati.
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Esercizi propriocettivi e funzionali: attività mirate a ripristinare la coordinazione e la destrezza della mano, fondamentali per il ritorno alle attività sportive o lavorative.
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