STRAPPO MUSCOLARE

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STRAPPO MUSCOLARE

STRAPPO MUSCOLARE: CAUSE, SINTOMI E TRATTAMENTI

I muscoli sono fatti di fibre e tessuto connettivo. Uno strappo muscolare consiste nella rottura di alcune o, nei casi più gravi, di tutte le fibre e/o la fascia che compongono un muscolo. I muscoli scheletrici sono più di 600 in tutto il corpo e hanno forma e dimensioni diverse. I più grandi sono fatti da centinaia di migliaia di fibre. Quando queste fibre si rompono si parla di strappo muscolare. Le lesioni muscolari sono all’ordine del giorno in chi pratica attività fisica a qualsiasi livello, dalla corsa agli sport di gruppo. Dal 30 al 50 per cento degli infortuni sportivi sono, infatti, rappresentati da contratture, contusioni, stiramenti o strappi. La contusione è una lesione da trauma diretto, mentre contratture, stiramenti e strappi sono tutte lesioni da traumi indiretti. Sebbene i traumi possano interessare qualsiasi muscolo del corpo, le sedi più spesso colpite sono gli arti: in particolare, negli sportivi sono frequenti lesioni ai muscoli della coscia (flessori, adduttori, quadricipite) e del polpaccio (tricipite surale). Una lesione muscolare frequente nei culturisti è invece quella che coinvolge il tricipite e/o il deltoide in seguito agli esercizi di sollevamento pesi. La lesione che ne consegue può essere valutata clinicamente o mediante appositi strumenti diagnostici, solitamente l’esame migliore per individuare e definire grandezza e tipologia dello strappo muscolare è l’ecografia. I fattori di rischio più importanti sono una scarsa forma fisica e la stanchezza, condizioni che determinano l’incapacità dei muscoli nel sopportare le sollecitazioni impartite. Da un punto di vista strettamente anatomico, uno strappo muscolare è in grado di coinvolgere un numero di fibre molto vario, fino alla completa interruzione del muscolo ed è proprio questo, insieme alla grandezza, che ne identifica il grado.

Secondo la classificazione standard la gravità di uno strappo muscolare può essere di tre gradi. Per ogni grado cambiano anche i sintomi.

Di primo grado: le fibre danneggiate sono poche. La leggera lesione consentirebbe alla maggior parte delle persone di proseguire l’attività fisica. È meglio tuttavia interromperla e non ignorare il dolore, anche se lieve. In questi casi lo strappo guarisce da solo nel giro di circa due o tre settimane. Sono comunque consigliati un accertamento e una visita specialistica per conoscere la prognosi ed evitare di rischiare una ricaduta riprendendo l’attività fisica troppo presto. È importante valutare se a predisporre l’infortunio è stata una mancanza o imbalance (squilibrio) di forza.

Secondo grado: il numero di fibre lesionate è maggiore, il dolore è forte, c’è la formazione di un ematoma che nella maggior parte dei casi è visibile. Chi lo subisce non riesce a continuare l’attività che stava praticando. In questo caso diagnosi e trattamento riabilitativo sono necessari per riportare il muscolo alle normali condizioni.

Terzo grado: è la condizione peggiore, lo strappo è subtotale (almeno ¾ delle fibre) o totale. Si presentano forte dolore, ematoma ed impotenza funzionale. A questo grado lo strappo necessita di un attento percorso medico e riabilitativo per limitare il più possibile i danni funzionali. Non sempre è possibile ottenere un recupero completo.

Differenza fra distrazione, stiramento e elongazione

Si parla di distrazione muscolare quando il numero delle fibre rotte è inferiore al 5% (sinonimo di strappo di I grado).

Lo stiramento è una situazione intermedia, quando le fibre rotte sono fra il 5 e il 50% (strappo di II grado). Se le fibre lesionate superano il 50% c’è uno strappo di III grado.

Quando non c’è rottura delle fibre ma un allungamento forzato si parla di elongazione muscolare. Il muscolo viene sottoposto ad un eccessivo sforzo, le fibre non si rompono ma sono costrette oltre la loro capacità elastica.

Terapia dello strappo muscolare nella fase acuta

La prima cosa da fare dopo un trauma muscolare è applicare il metodo denominato RICE, acronimo inglese che sta per rest (riposo), ice (ghiaccio) compression (compressione), elevation (elevazione). Quando la contrattura o il trauma sono di lieve entità l’applicazione di questo protocollo in tutte le sue fasi dovrebbe dare sollievo nell’arco di qualche giorno, avviando il percorso di guarigione. È importante però seguire i consigli del medico e svolgere correttamente tutti i passaggi di questo trattamento. Passata la fase acuta, per rendere il tessuto cicatriziale elastico e prevenire aderenze, si può ricorrere ad alcune terapie fisiche (per esempio gli ultrasuoni o la tecarterapia) e di riabilitazione. Utili per favorire la ripresa sono anche massaggi decontratturanti eseguiti da un fisioterapista professionista.
L’ultimo step per guarire consiste nel rinforzare il muscolo interessato dallo strappo muscolare e migliorane l’elasticità, seguendo
un programma di fisioterapia e rieducazione muscolare: in genere si inizia con esercizi eseguiti prima senza carico e poi gradualmente con carichi crescenti. Fondamentale è lavorare sempre sotto la soglia del dolore. Nel proseguo della riabilitazione si continuerà con esercizi di rinforzo specifici e flessibilità muscolare via via sempre più intensi fino a riallenare il gesto che ha prodotto la lesione. Nel caso di atleti si dovranno riallenare anche gli aspetti sport specifici. Troppo spesso accade che appena l’atleta torna all’attività sportiva in maniera indolore si dimentica del lavoro di riabilitazione e prevenzione svolto. Dovrebbe invece tenerlo a mente e continuare ad osservare le accortezze suggerite per evitare ulteriori infortuni.

strappo muscolare

I tempi di guarigione di uno strappo muscolare:

  1. gli strappi di I grado necessitano di un periodo di riposo dall’attività fisica di due settimane, anche se il dolore migliora dopo una settimana;
  2. nel caso di strappi di II grado lo stop da ogni tipo di attività sportiva deve durare almeno quattro settimane e va rivalutato dal medico prima di dare il benestare al ritorno all’attività sportiva;
  3. nelle lesioni di III grado i tempi di recupero non sono mai inferiori ai tre-sei mesi.

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