ONDE D’URTO: QUANDO SONO UTILI?

ONDE D’URTO: QUANDO SONO UTILI?

Onde d'urto a Roma , Centocelle, Prenestino. FisioMedica IGEA.

Cosa sono le onde d’urto?

La comparsa delle onde d’urto nel mondo medico risale ai primi anni ’80. In principio sono state utilizzate nell’ambito della cura delle patologie litiasiche (calcolosi) delle vie urinarie, caratterizzandosi come alternativa non invasiva all’intervento chirurgico. Lo scopo è distruggere i calcoli senza danneggiare i tessuti vicini. Nel giro di qualche anno, però, le onde d’urto hanno cominciano ad essere impiegate nel trattamento di patologie nel campo ortopedico e per malattie relative ai tessuti (sia ossei sia molli). Negli ultimi anni le onde d’urto hanno trovato un sempre maggiore impiego in ambito di fisioterapico.

A cosa servono le onde d’urto in ambito fisioterapico?

Onde d'urto a Roma , Centocelle, Prenestino. FisioMedica IGEA.La terapia a onde d’urto è un trattamento molto efficace indicato soprattutto per le tendiniti inserzionali e consiste nella provocazione, in organi o tessuti, di impulsi ad alta intensità, che riducono l’infiammazione locale e il dolore, stimolando la formazione di nuovi vasi sanguigni. È stata dimostrata l’efficacia di questa metodica su tutte le tendinopatie inserzionali come epicondiliti, tendiniti achillee, tendinopatie della cuffia dei rotatori e via dicendo. Le principali indicazioni per le onde d’urto sono le tendinopatie inserzionali croniche, caratterizzate da una scarsa vascolarizzazione della giunzione osteotendinea. Nelle tendiniti calcifiche il fine non è certo quello della frammentazione della calcificazione ma del suo progressivo riassorbimento attraverso l’aumento della vascolarizzazione locale indotta dalle onde d’urto che, come già specificato, provocano un wash out per aumento della permeabilità capillare. Recentemente, sono stati analizzati trattamenti in sede di tunnel carpale e calcaneare per Pazienti con spine calcaneari e anche in soggetti portatori di neuroma di Morton (aumento del volume del nervo interdigitale del piede). Visto l’effetto antalgico immediato, la scarsa invasività e la buona tollerabilità, questa metodica può essere indicata anche per trattare queste patologie.

Come si svolge una seduta di onde d’urto?

Onde d'urto a Roma , Centocelle, Prenestino. FisioMedica IGEA.Il Paziente viene fatto sdraiare o sedere sul lettino ambulatoriale e per tutta la durata della terapia rimane sotto costante e diretto controllo, al fine di consentire allo specialista di modificare il livello di energia emessa anche in funzione della sua sensibilità. Il fisioterapista lavora con una sonda che irradia le onde d’urto sulla superficie cutanea per un tempo che va da qualche secondo a pochi minuti. Durante la seduta è possibile modificare l’energia erogata o spostare la sede di applicazione. Il Paziente può accusare un lieve fastidio, ma la possibilità di regolare la potenza dell’apparecchio permette di gestire queste circostanze e ristabilire una situazione ottimale. La durata di una sessione è di circa 15 minuti. Generalmente, un ciclo di terapia prevede dalle 5 alle 10 applicazioni con cadenza settimanale. Immediatamente dopo il trattamento e per le ore immediatamente successive si assiste ad una diminuzione della sintomatologia dolorosa. Mentre tra la sesta e la ventiquattresima ora, la sintomatologia dolorosa può riprendere fino a raggiungere, a volte, dei picchi più elevati di quello antecedente il trattamento. Al termine del ciclo terapeutico è buona norma attendere qualche settimana per valutare obiettivamente i risultati ottenuti.

Onde d’urto e intervento chirurgico

Le onde d’urto possono rappresentare una valida alternativa all’intervento chirurgico, così come una possibile soluzione per gli esiti di un intervento chirurgico. In alcuni casi, sia per i disturbi della consolidazione ossea, sia per alcune patologie dei tendini, il trattamento con onde d’urto può risparmiare al Paziente un eventuale intervento chirurgico, e comunque non preclude, se necessario, la possibilità di sottoporvisi. Inoltre, se a seguito di un intervento chirurgico dovessero residuare infiammazione persistente, edema, rigidità articolare e muscolare, così come cicatrici dolorose, le onde d’urto possono rappresentare una valida soluzione terapeutica al fine di un più rapido recupero.

Sono ripetibili?

In caso di beneficio parziale, il trattamento può essere ripetuto, in quanto sostanzialmente prive di effetti collaterali di rilievo; la ripetizione del trattamento, laddove indicata, può generare nel tempo ulteriori benefici rispetto a quelli parziali ottenuti con un primo ciclo. Le onde d’urto possono risvegliare temporaneamente il dolore tra un trattamento e l’altro. La riacutizzazione del dolore tra una seduta e l’altra di un ciclo di terapia è possibile e non deve essere considerato un evento negativo, né un “campanello d’allarme”: va interpretata come una possibile risposta, temporanea, alla stimolazione, che attiva i processi di guarigione.

L’effetto delle onde d’urto è immediato?

L’azione terapeutica delle onde d’urto è legata a una serie di reazioni biologiche complesse, che necessitano di tempo per manifestarsi, per cui è necessario attendere anche diverse settimane per apprezzarne l’effetto benefico. Ne deriva che un corretto giudizio sull’efficacia o meno della terapia, a meno di un rapido miglioramento, non può essere in genere espresso nel breve termine, ma in tempi più lunghi (anche 2-3 mesi dalla fine del ciclo di trattamento).

Controindicazioni ed effetti collaterali

Le onde d’urto sono un trattamento poco invasivo per questo sono esenti da specifici effetti collaterali. La maggior parte dei pazienti riferisce che durante i trattamenti percepisce una sensazione di fastidio. Ovviamente la percezione di fastidio o leggero dolore è soggettiva, ma in generale possiamo affermare che risultano leggermente dolorosi. Inoltre questa sensazione di fastidio è limitata al momento del trattamento e non continua anche dopo.

Il trattamento è controindicato in caso di:

  • applicazioni sul rachide.
  • assunzione di anticoagulanti.
  • gravidanza;infezioni nella zona da trattare.
  • osteoporosi generalizzata importante.
  • pacemaker.
  • patologie della coagulazione (es. emofilia).
  • presenza di impianti, viti, placche e protesi nella zona da trattare.
  • presenza di tumori nella zona da trattare.

In genere, estremamente rari e contenuti, gli effetti collaterali comprendono arrossamento locale, rotture di capillari nella zona trattata, piccoli ematomi, petecchie ed ecchimosi superficiali di breve durata, riacutizzazione temporanea del dolore nelle 24 – 48 ore successive al trattamento. Infine, seppur estremamente rari, non si possono escludere danni a legamenti e tendini e strutture nervose e vascolari nella zona di trattamento.

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